Sgombero di CasaPound: primo esperimento di dittatura sanitaria e/o nuova strategia della tensione?

La firma politica sul “sequestro preventivo” e possibile sgombero di CasaPound dal palazzo di Via Napoleone III l’ha messa non tanto Virginia Raggi, quanto “La Repubblica”.

Il maldestro tentativo di cavalcare questa operazione politica da parte della Sindaca, ha solo il sapore di una mossa disperata per una improbabile rielezione recuperando voti e alleanze a sinistra. Non merita particolari commenti.

Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, invece, pubblica in prima pagina un articolo di Paolo Berizzi (giornalista ossessivamente specializzato in inchieste sul neofascismo) che, nella sua folle lucidità, è un vero e proprio manifesto politico.

“Come ogni nemesi che si compie in fondo al paradosso perfetto, anche la maschera di CasaPound è caduta. Lo sfratto arriva (…) quando i fascisti del ‘prima gli italiani’ si sono, si erano, inventati la ‘mascherina tricolore’. L’ultimo guscio della tartaruga nera.” Così scrive Berizzi, creando un collegamento diretto tra l’inchiesta contro CPI e il suo recente impegno nell’animare le proteste delle “mascherine tricolori”, proteste assolutamente pacifiche, attentamente distanziate in funzione anti-contagio e perfino più ordinate di quelle del centrodestra.

L’occupazione del palazzo Napoleone III avvenne 17 anni fa durante la sindacatura di Walter Veltroni, che successivamente la inserì nell’elenco delle “occupazioni tollerate” per giustificare la contemporanea “tolleranza” di altre decine di occupazioni che erano state messe in atto nella Capitale da parte dei centri sociali di sinistra. Quando il sottoscritto divenne Sindaco trovò una città costellata da questa occupazioni, che andavano da quelle propriamente politiche (quasi tutte di sinistra) a quelle (molto più numerose) realizzate da immigrati e da gruppi spontanei di famiglie disperate.

In particolare il gruppo Action, guidato dal Consigliere comunale di estrema sinistra Andrea Alzetta (soprannominato Tarzan), aveva acquisito una doppia funzione: da un lato occupava le case e dall’altro lato gestiva – in base a concessioni del Comune firmate dalle giunte di centrosinistra – sportelli di assistenza per l’emergenza abitativa, di fatto realizzando una gestione politica e clientelare di tali occupazioni. Di fronte a questa situazione cercammo di ridimensionare il problema, revocando ovviamente le concessioni ad Action e sollecitando al Prefetto lo sgombero degli edifici che avevano una effettiva e urgente necessità di riutilizzo. Esemplare fu il caso del difficilissimo sgombero degli edifici ospedalieri di viale Regina Elena, occupati da centinaia di immigrati clandestini e subito riutilizzati a scopi scientifici e sanitari dall’Università. Inutile dire che questo e altri sgomberi furono contrastati dalle vibrate proteste della sinistra, con in testa i giornalisti di Repubblica.

Le occupazioni politiche – tantissime di sinistra e pochissime di destra – furono quasi tutte rispettate, sia perché non c’erano richieste di sgombero altrettanto urgenti (le occupazioni politiche sono sempre state più prudenti e meditate di quelle spontanee), sia per evitare di accendere gli animi e compromettere la situazione dell’ordine pubblico. Questa linea politica – decisa innanzitutto dalle autorità di Pubblica Sicurezza – era peraltro seguita in tutte le grandi città e nessuno si sognava (e si sogna tuttora) di mettere piede nei grandi centri sociali di sinistra.

Perché dopo 17 anni di giusta e comprensibile “tolleranza” si decide proprio ora di sgomberare CasaPound? Dopo aver peraltro respinto tutti i tentativi di sanare la situazione da parte degli occupanti. Proprio oggi che la protesta politica e sociale rischia di scoppiare di fronte all’intollerabile pretesa di Giuseppe Conte di sopravvivere a se stesso, negando al popolo italiano il diritto di andare a votare per scegliere un Governo all’altezza della drammatica situazione che stiamo vivendo?

D’altra parte il caso di CasaPound non è isolato: è di questi giorni la notizia che la Digos starebbe vagliando le fotografie delle manifestazioni dei partiti di centrodestra per schedare e denunciare i partecipanti, con la scusa degli “assembramenti pericolosi per il contagio”. Segnale assolutamente inquietante di fronte a cui Giorgia Meloni è insorta parlando giustamente di repressione poliziesca contro i diritti democratici.

Qualcuno sta giocando ad una nuova “strategia della tensione”? Alla criminalizzazione delle opposizioni sovraniste, nonostante queste si manifestino in modo assolutamente pacifico e non violento, come nel caso delle “mascherine tricolori” e dei flash mob della Meloni e di Salvini? Qualcuno sogna di esasperare gli animi, spingendo i militanti di CasaPound a una reazione disperata?

Berizzi, come gran parte della intellighenzia di regime, per giustificare “i due pesi e due misure” con cui si colpisce la destra e si continua a tollerare l’estrema sinistra, si è aggrappato all’accusa di “istigazione all’odio razziale” depositata dalla Procura di Roma contro 16 esponenti di CasaPound. Ma tale accusa è così inconsistente che lo stesso Giudice per le Indagini Preliminari  ha respinto la richiesta di sequestro preventivo del palazzo di via Napoleone III per questo reato, concedendolo solo per il reato di “occupazione senza titolo”. E, leggendo Repubblica, pare che questa accusa di istigazione all’odio razziale si fondi su una serie di battaglie fatte dalle “tartarughe” contro casi limite d’immigrazione clandestina. Con questo stesso criterio, di equiparazione tra lotta all’immigrazione clandestina e odio razziale, anche la Lega e Fratelli d’Italia potrebbero essere sottoposti agli stessi procedimenti giudiziari (e non è escluso che alcuni magistrati ci provino, viste le vicende di Matteo Salvini).

In realtà seguendo i discorsi del leader politico di CPI, Simone Di Stefano, si ritrovano continui e crescenti riferimenti ai principi fondamentali della nostra Costituzione, dalla sovranità popolare al diritto al lavoro. E più CasaPond si caratterizza come movimento sovranista – di cui un pilastro fondamentale è proprio il rispetto della nostra sovranità costituzionale – più diventa ridicolo e improbabile il tentativo di costruire su di loro una criminalizzazione di tipo ideologico.

Insomma, sempre più spesso di parla della dittatura del “Grande Fratello sanitario” che in nome dell’emergenza comprime le libertà civili e democratiche. Il possibile sgombero di CasaPound appare a tutti gli effetti la più evidente manifestazione concreta di questa pericolosa deriva.

Per cui nessuno si volti dall’altra parte, facendo finta che la questione non lo riguardi. Oggi tocca a CasaPound, domani può toccare a chiunque osi andare controcorrente. E buttare benzina sul fuoco è una sporca operazione, fin troppe volte usata per stabilizzare il sistema nei momenti di crisi. Sono stato abbastanza chiaro?

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Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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