Si scrive “Recovery”, si legge “truffa”: il FONDO TRUFFA di Ursula von der Leyen

Tutti (o quasi) i media italiani, ormai di regime europeo, hanno titolato a tutta pagina il grande evento dell’arrivo dei 750 mld del Recovery Fund, deridendo i “gufi sovranisti” che sarebbero così stati smentiti dalla generosità della Commissione europea.

Matteo Renzi, persona notoriamente molto attendibile, ha scritto su Twitter: “Molto bene la proposta della Commissione europea sul Recovery Fund. Unione europea batte populisti 750 (miliardi) a zero”. Anche nel mondo della destra qualche pasdaran europeista si è compiaciuto parlando di svolta e di smentita delle tesi sovraniste.

Ma, purtroppo per loro e per noi, le cose non stanno affatto in questi termini e anzi, guardando le cose con realismo, tutto lascia intendere che siamo di fronte a una vera e propria “truffa”. Ursula von der Leyen ha proposto un vero e proprio “Fondo Truffa”.

Innanzitutto sottolineiamo che si tratta di un “Commission Staff Working Document” quindi solo di una proposta che dovrà passare al vaglio dei vari governi tramite trattative infinite che richiederanno mesi di tempo per arrivare ad una soluzione definitiva, la quale, poi, molto probabilmente sarà completamente diversa da quella attuale. Ricordiamoci che per far passare questa proposta è necessaria l’unanimità del Consiglio europeo e quindi anche un solo paese membro – ad esempio l’Olanda – ha diritto di veto… e immaginate quante trattative e concessioni si dovranno fare per far venire meno questi veti.

Ma anche prendendo per buona questa proposta, le cose non stanno come le hanno raccontate: 172 miliardi di “aiuti” per l’Italia, 80 dei quali addirittura a fondo perduto.

Messa cosi la cifra potrebbe anche apparire adeguata, quasi il 10% del nostro PIL. Ma se guardiamo le tabelle all’interno del documento della Commissione scopriamo innanzitutto che il totale dei soldi che l’Italia dovrebbe ricevere non è 172 mld ma bensì 153 mld. Poi ci rendiamo conto che di quella cifra di 153 mld, ben 96,3 dovranno essere versati dal nostro paese come contributo al Bilancio europeo. Quindi con una semplice sottrazione arriviamo facilmente a definire quale sarebbe la cifra netta che spetta al nostro paese: 56,7 miliardi di euro pari appena al 3,2% del nostro PIL  spalmati in 4 anni, quindi 0,8% del PIL all’anno.

Solo una parte di questi 56,7 mld sono a fondo perduto, gli altri saranno prestiti che naturalmente dovranno essere restituiti. Oltre a questo tutti i flussi che arriveranno, sia quelli a fondo perduto che quelli a prestito, saranno soggetti a condizionalità ed a vincoli di destinazione. Cioè saranno le autorità di Bruxelles a dirci come e dove dovranno essere spesi…

Infatti tra chi non esulta per il “Recovery Fund” c’è Maria Giovanna Maglie. Per prendere posizione e criticare lo strumento varato a Bruxelles e accolto in pompa magna dalla sinistra e da Giuseppe Conte in Italia, basta lo spazio di uno stringatissimo cinguettio su Twitter. La giornalista punta il dito contro le condizioni richieste dall’Unione Europea per accedere a quei denari, punta il dito contro le quattro priorità elencate dall’Europa per l’utilizzo dei fondi. “Green, digitalizzazione, sostenibilità, inclusione sociale: le priorità dell’Ue per i soldi del Recovery Fund. E ho detto tutto”, conclude Maria Giovanna Maglie.

Infine si parla del 2021 come anno di entrata in vigore del “Recovery Fund” ma perfino Mario Monti ha confermato, in diretta all’Aria che Tira, che già per il 2021 sarebbe un miracolo: “di solito ci vogliono due anni per l’approvazione, speriamo che facciano in fretta”. In attesa dell’approvazione di questo fondo dovrmo addattarci, secondo le logiche “europeiste”, ad utilizzare il MES, il fondo salva-stati con tutte le sue trappole.

In conclusione, tirando le somme della proposta, questa risulta, come da evidenza numerica, completamente insufficiente se comparata con il PIL del nostro paese e con il suo più che certo crollo, già stimato con un meno 15% per il primo semestre del 2020.

Se poi la confrontiamo con quanto stanno facendo i governi degli altri paesi nel mondo per risollevare le loro economie, i valori sono distanti anni luce. Ma loro hanno i dollari, le sterline, gli yen, cioè una moneta che controllano direttamente,  una Banca Centrale che risponde al governo e che a comando con un “click” riempie le casse del Tesoro per poter spendere immediatamente.

Noi invece siamo alle proposte della Commissione ed a chi la spara più grossa sui giornali e tra i politici nostrani.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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