Silvia Romano è libera, ma tanti Italiani all’estero sono ancora più in pericolo

Silvia Romano, è libera.

Dopo 18 mesi, la cooperante italiana rapita in Kenya il 20 novembre 2018, grazie all’intenso e prezioso lavoro dell’Intelligence, ha potuto riabbracciare i propri cari. Un senso di sollievo haattraversato il nostro paese per la risoluzione in modo positivo di una vicenda che, seppur nel doveroso silenzio, ha tenuto in ansial’Italia intera sulle sorti della nostra connazionale.

Ma questa vicenda apre nuovi fronti e ai quali è doveroso porre la massima attenzione.

Il rapimento di Silvia è l’ultimo di una lunga serie: Padre Paolo Dall’Oglio, la giornalista Giuliana Sgrena in Iraq e le cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo in Siria sono alcuni esempi di una sequenza di rapimenti per mano di gruppi terroristici che operano localmente.

La generosa disponibilità dimostrata dallo Stato nel pagamento di un riscatto per la risoluzione in modo pacifico e senza “danni” di queste vicende è di certo una linea di politica estera adottata in modo trasversale da tutti i governi italiani. Il peso della morte di un ostaggio è un macigno per qualsiasi forza politica, di destra o di sinistra che sia.

Ma proprio la facilità con cui vengono avviate le trattative con gruppi terroristici pone in serio pericolo tutti nostri connazionali impegnati nel mondo in missioni umanitarie.

Ad oggi sono più di 19.000 i cooperanti italiani impiegati in paesi terzi, di cui quasi il 70% in zone a forte rischio terroristico. Molti operano senza un’adeguata protezione o con scorte ridotte e in zone disagiate.

Inoltre vale la pena ricordare che a spingere questi terroristi non è il contrasto alla presenza di stranieri sul suolo nazionale o a rivendicazioni di ordine religioso, bensì ottenere denaro a fronte della vita del sequestrato.

È indubbio che una vita umana ha un valore inestimabile e che tra i doveri di uno Stato vi è quello di porre il massimo impegno nella tutela e salvaguardia dei propri cittadini sia in patria che all’estero.

Nel contempo è da considerare che il riscatto pagato finanzierà l’acquisto di armi per la guerriglia contro le autorità locali o per attentati terroristici perpetrati contro donne, uomini e bambini inermi.

Si apre quindi una questione morale: una vita a fronte di altre vite, di uguale e inestimabile valore.

Bande di guerriglieri protagonisti di violenze e barbarie che forse la stessa Silvia, con la spensieratezza dei suoi venticinque anni e la leggerezza della giovinezza, ignora.

Ma tutto ciò agli occhi di molti ha una rilevanza secondaria. La loro coscienza civile e politica è salva.

Del resto cosa importa, Silvia è libera.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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