Sta morendo il liberismo, viva il liberismo

L’intervista di Macron a Le Grand Continent, rappresenta un punto di snodo centrale rispetto ai cambiamenti che stiamo vivendo.

“Siamo ad una frattura del capitalismo, l’UE deve cambiare. Non può più essere solo un mercato, ma bisogna costruire l’unità politica, la constatazione del passaggio ad un mondo multipolare, che va oltre la globalizzazione così come era stata immaginata, sono affermazioni estremamente importanti, soprattutto perché provengono dall’enfant prodige delle élite mondialiste, l’uomo “inventato” da banchieri e finanzieri per arginare e sconfiggere l’onda populista e sovranista, colui il quale ambisce a sostituire la Merkel nella leadership europea, punto di riferimento delle nuove classi dirigenti progressiste.

Dopo decenni di esaltazione della globalizzazione,  per la prima volta le stesse élite ammettono il fallimento del modello liberista, la necessità di rispondere concretamente alla rabbia montante della maggioranza della popolazione, ridotta all’emarginazione in un mondo in cui una strettissima cerchia di fortunati diventa sempre più ricca, mentre classi medie e proletarie tracimano nella povertà e nel degrado sociale.

Ma attenzione, l’ammissione di Macron non conduce ad una messa in discussione dei valori fondanti del pensiero unico, ma esattamente il contrario.

La nuova Europa, unità politicamente e non solo economicamente, deve difendere i valori fondanti della cultura occidentale, così come si sono andati inverando in questi anni.

Il diritto alla blasfemia per il presidente francese, diventa un diritto irrinunciabile, così come la narrazione delle lobby LGBT, la cancellazione delle identità culturali e religiose rappresentano l’impalcatura fondante del nuovo modello che il leader francese immagina debba essere realizzato.

E per concretizzare questo progetto, sono schierati tutti gli strumenti mediatici, culturali, di cui le élite dispongono, supportate da una legislazione ad hoc, pronta a condannare qualsiasi visione eretica rispetto al Vangelo progressista.

L’Europa da costruire, destinata ad essere culla del nuovo modello occidentale, dovrà essere multietnica, privata però delle identità di riferimento delle singole etnie, popolata da un umanità indifferenziata, cancellando le differenze di genere, umiliando e sacrificando la virilità maschile in nome di un nuovo essere totalmente asessuato,  asservito alle logiche del consumo senza possibilità di resistenza; la nuova religione unificante dovrà essere priva di qualsiasi sacralità, non dovrà tendere ad alcuna verticalità, preferendo la liturgia della santa povertà, che tanto piace all’attuale pontefice.

Di fatto l’idea è quella di un liberismo sovranista, che sostituisca il fallimento globalista.

Una metamorfosi la cui funzione è non mettere in discussione il potere delle oligarchie che hanno guidato il mondo dalla metà del secolo scorso.

E mentre le attuali classi dirigenti si preparano ad affrontare le sfide che si presenteranno nel prossimo futuro, coloro che teoricamente dovrebbero rappresentare l’alternativa al pensiero unico, invece di impegnarsi nella formulazione di un modello alternativo, si attardano in un inutile guerra di posizione, occupandosi unicamente del contingente, senza alcuna prospettiva di medio\lungo termine.

Ed alla fine vince sempre chi ha un progetto chiaro per il futuro, lasciando gli altri a sbranarsi per le briciole del presente.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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