Tecnologie naturali per difenderci dai virus

In questi giorni di espansione dell’epidemia, scienziati, politici e artisti chiedono, giustamente, alla popolazione italiana di restare a casa e di sacrificarsi. La paura cresce e tante famiglie conoscono da vicino il dolore della malattia e delle morti.

Ma se vogliamo che l’esito finale di questa crisi epidemica sia il più positivo possibile e ci renda tutti migliori, questo è proprio il tempo di fare scelte, chiare e specifiche, per la difesa dell’ambiente e per il futuro del Pianeta.

Non deve più accadere che alcune delle nostre città, soprattutto del centro-sud, siano abbandonate all’incuria e alla sporcizia e solamente all’avanzare delle emergenze si prendano in considerazione problemi come la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle strade.

Per difendere la salute pubblica diviene oggi necessario usare tutte quelle procedure che, basandosi su nuove tecnologie, possono farci trovare non impreparati di fronte alla ciclicità del Covid-19 ed di altre patologie.

In questi tragici giorni di emergenza sanitaria, finalmente Roma sta seguendo protocolli di azione a tutela della propria cittadinanza, iniziando “a pulire” le nostre strade e gli ambienti comuni con l’utilizzo di queste nuove tecnologie, le cosiddette biotecnologie. Che non intendono sostituire i prodotti chimici nelle normali operazioni di sanificazione ed igienizzazione, perché non sono degli antivirali prodotti chimicamente. Ma al contrario, pur essendo inoffensivi e biodegradabili, riescono a produrre ottimi risultati là dove sistemi chimici o meccanici non sono efficaci o sono pericolosi per l’uomo e per l’ambiente.

Se è vera l’ipotesi che più o meno ogni trent’anni un nuovo agente infettivo possa diffondersi nella popolazione mondiale, dando vita a pandemie, e se è vero che le epidemie sono eventi ciclici, allora è doveroso mettere in campo programmi di azioni che non ci facciano trovare ogni volta impreparati.

Abbiamo avuto riprova in questi giorni nefasti che nel mondo oramai globalizzato trova gioco facile lo scambio repentino di infezioni e patologie, che trasmettendosi da persona a persona da ogni angolo del pianeta, fanno emergere agenti infettivi sconosciuti al nostro sistema immunitario.

Se è vero  che andremo incontro ad una ciclicità del coronavirus, almeno fintanto che non si troverà un vaccino (e tutto lascia intendere che dovremo aspettare ancora molti mesi), allora il buonsenso ci dice che “prevenire è meglio che curare” e quindi dobbiamo sottoscrivere, in particolare per le aree metropolitane, dei protocolli nazionali che impongano in modo univoco di mettere in campo tutte quelle azioni necessarie alla tutela del territorio e della salute pubblica.

Diviene allora doveroso che le organizzazioni nazionali ed internazionali, sanitarie e a tutela dell’ambiente, si aprano alle nuove scienze che, attraverso  le cosiddette“biotecnologie”, sono capaci di rappresentare le nuove frontiere per la cura del nostro ecosistema. Le biotecnologie possono affrontare tutte quelle problematiche che i prodotti tradizionali non sono in grado di risolvere creando un ambiente igienicamente sano ed auto-reattivo ai patogeni.

I “bioattivatori” sono prodotti completamente naturali a base di enzimi e batteri che servono per attivare e guidare i processi di biodegradazione che avvengono in natura e che riguardano tutte le sostanze che, direttamente o indirettamente, possono rappresentare fonti di inquinamento per l’ambiente.

Nell’immaginario collettivo la parola “batterio” intimorisce e preoccupa, poiché identifica i microrganismi solo come agenti di malattia che devono essere combattuti. Ma in realtà i batteri hanno un’enorme importanza applicativa per la nostra vita.

Esistono “batteri buoni” che producono enzimi specifici che degradano e disintegrano gli elementi e le sostanze organiche complesse, con il risultato finale di “digerire” anche le matrici inquinanti.  Il loro vantaggio è che hanno uno spettro d’azione qualitativamente più vasto rispetto a quello di un comune detergente, senza dimenticare che la velocità di moltiplicazione e la capacità di lavorare in sinergia dei microrganismi costituiscono un punto di forza di queste tecnologie rispetto ai prodotti chimici tradizionali. Non hanno un effetto immediato come quello di un prodotto chimico, ma se usati preventivamente e costantemente hanno un effetto prolungato e duraturo perché aiutano l’ambiente ad autodifendersi.

Le biotecnologie sono prodotti sicuri per uomo, animali e ambiente, non richiedono particolari precauzioni nell’utilizzo e non sono né corrosivi né aggressivi sulle superfici, come invece spesso accade con alcuni detergenti chimici.

E se in queste ore di preghiera che Papa Francesco afferma: “Pensavamo di vivere sani in un mondo malato”, noi abbiamo il dovere di cambiare mentalità utilizzando tutti gli agenti naturali che permettono di mantenere un ambiente sano e di combattere le epidemie virali, prevenendo ulteriori e futuri attacchi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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