Totalitarismo o Italexit (parte terza): dall’Obamagate al nuovo Risorgimento italiano

Arrendersi è un’opzione che non possiamo contemplare!”

Nella prima parte di questa narrazione, abbiamo visto che l’OMS e Bill Gates hanno tentato di  commissariarci creando il “Governo Colao”, come capo di un governo che opera nell’ombra, “con il favore delle tenebre”, il cui scopo non era affrontare la situazione d’emergenza nazionale (Coronavirus) o superare la drammatica stagnazione economica, ma agire onde smantellare il sistema industriale di PMI, far approvare provvedimenti antidemocratici ed attuare mostruosi esperimenti sociali per cambiare profondamente la società italiana. Oggi Colao sembra tramontato, ma l’opzione rimane…

Nella seconda parte abbiamo visto come il fine ultimo di questo processo di cambiamento della società – confermato al di là del ruolo di Colao – è instaurare una oligarchia in puro stampo cinese, cioè volta a controllare ogni singolo attimo della vita degli individui con prodotti intelligenti che riportino informazioni sugli individui alle poche “Amazon” che rimarranno in vita in un mondo completamente globalizzato. Queste ci controlleranno e provvederanno a spedire ordini di merci onde conseguire i loro budget commerciali.

Tutto questo per costruire e controllare un unico mercato su scala mondiale, mercato detto perfetto, nel quale non esisteranno frontiere e confini. In tale mercato (perfetto) non esisterà neanche il concetto di export, poiché il mondo intero sarà un unico mercato interno.

Per maggiori chiarimenti circa tale aspetto, vi rimando al capitolo 14, intitolato “Sovranità. Multinazionali e PMI”, del libro “Sovranismo” (autori vari) curato da Gianni Alemanno.

È inutile negarlo, stiamo lentamente scivolando verso il totalitarismo (sinarchico).

La sinarchia usa intelligentemente piani di “rivoluzione invisibile”, infiltra suoi uomini nelle posizioni chiave di governo o sostituisce chi le occupava, vedi il golpe contro Salvini e la Lega, in tal guisa l’élite prende il controllo della società, senza che i cittadini se ne accorgano, avvalendosi proprio del quadro di copertura  dato dalla democrazia indiretta.

Nel 2017 il finanziere Soros incontra l’allora Premier Gentiloni e nel 2019 l’allora vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, al quale suggerisce di inviare la Troika in Italia. Nel 2020 grazie agli scellerati comportamenti di molti politici del PD l’Italia è al centro di una spaventosa pandemia e tutti i partiti pro-Soros seminano il panico tra i cittadini e spingono per l’adozione del Mes. Sappiamo tutti che dire Mes equivale a dire Troika ma, soprattutto, definitiva approvazione di tutti i perversi meccanismi europei finalizzati a mantenere in vita a lungo l’Euro e la sua Austerità Espansiva.

Una volta preparato il terreno per quello che a tutti gli effetti è un vero golpe sotto copertura democratica, la nuova élite “illuminata” potrà andare avanti con la sua “rivoluzione dall’alto“. Altro che la “democrazia dal basso”, tanto decantata dai figli del comico filo-cinese. Qua gli “uomini di Volontà” impongono le loro idee facendole passare come quelle degli uomini migliori mai espressi dal genere umano e che un dato sistema economico è in grado di produrre.

Così, operando alacremente sul controllo dall’interno, la sinarchia può lavorare in ogni democrazia compiuta, come fosse un regime totalitario. Il tentativo in Italia di combattere il decentramento del potere alle regioni, l’attacco a Lombardia e Veneto, è il tentativo di ricondurre il potere ad un governo altamente centralizzato e, quindi, con un minor numero di istituzioni di cui prendere il controllo (è presto spiegato il motivo della “messa al bando” delle province ed a breve delle regioni: non esiste nessuno spreco da cancellare, ma unicamente ottenere potere e controllo centralizzati).

Si potrebbe scrivere ancora molto, ma il succo è questo. Gli italiani si accorgeranno molto presto di esser scivolati dentro un totalitarismo in puro stile cinese.

 

Arrendersi è un’opzione che non possiamo contemplare!

Per quanto sopra, in quanto cittadini che si riconoscono in un sistema di valori comuni, siamo chiamati a fare la nostra parte per uscire da questa pericolosa situazione.

Come fare, visti i condizionamenti alle nostre scelte politiche che vengono dall’Unione europea?

Possiamo e dobbiamo appoggiarci all’unico politico che sembra davvero combattere contro il progetto globalista: Donald Trump.

Pochi giorni fa, davanti ad una commissione del Senato Usa, è iniziato il processo “Obamagate” che potrebbe coinvolgere pesantemente importanti nomi della politica italiana.

Il primo teste ascoltato è Rod Rosenstein, ex Vice Procuratore Generale Usa, che incaricò Robert Mueller, ex Direttore FBI sotto Bush e Obama, dal 2001 al 2013, di indagare sul famoso Russiagate (le presunte ingerenze dei Russi sulle elezioni americane del 2016). Questo bravo notabile consentì all’ex FBI di indagare pur non avendo in mano un minimo straccio di prove che alimentassero sospetti.

Cosa accadde prima che spinse però Rosenstein a concedere tale incarico?

Le seguenti cose:

APRILE 2016: presso la Link Campus University di Roma un professore maltese, tal Joseph Mifsud, riporta all’allora consulente della campagna elettorale di Trump che la Russia aveva materiale sporco sulla Clinton (email hackerate). Papadopoulos, questo il cognome del suddetto consulente specializzato in “energia e petrolio”, ne parla durante una serata ad alto tasso alcolico a Londra con un diplomatico australiano, tal Alexander Downey, il quale allerta il suo governo. Da questi l’informazione arriva direttamente all’FBI e Papadopoulos viene condannato al carcere.

GIUGNO 2016: un ex MI6 inglese, Christopher Steele, viene incaricato dalla Fusion GPS (una società privata di ricerca politica di Washington DC) di assemblare un dossier anti-Trump su richiesta del comitato elettorale della Clinton e dei Democrats. Particolare non da poco è che Steele avviserà l’FBI che Hillary Clinton era perfettamente a conoscenza del suo lavoro. La Fusion riceve 12 milioni dollari per questo dossier, non male per un lavoro che era già stato precedentemente iniziato per conto di altri soggetti.

5 LUGLIO 2016: Michael Gaeta, assistente legale presso l’Ambasciata Usa e Roma, si incontra a Londra con Steele ed ottiene la possibilità di verificare, per primo, la prima bozza di questo Dossier.

31 LUGLIO 2016: L’FBI da il via all’indagine denominata “Crossfire Hurricane”, ovvero  l’indagine Trump-Russia sulla base del Dossier Steele. Il problema è che tale Dossier risulterà totalmente falso e l’allora Vice Direttore FBI, Andrew Mc Cabe, in carica da febbraio 2016 a gennaio 2018, nasconde il fatto al Vice Procuratore Generale Rod Rosenstein.

Lo stesso ex Direttore FBI Mueller non dirà mai a Rosenstein su quali crimini stava indagando. Questi presunti crimini sarebbero stati commessi da Papadopoulos (furbescamente adescato da Mifsud), dal figlio di Trump (che ricevette alla Trump Tower una misteriosa russa per questioni oggi non rilevanti) e dal Generale Flynn (vero obiettivo assieme a Trump dell’intera messa in scena). Niente, nessun crimine viene comunicato a Rod Rosenstein, eppure questi autorizza l’intera operazione.

Insomma, il Vice Procuratore Generale degli Stati Uniti d’America autorizzò indagini su Papadopoulos e Flynn senza avere il minimo straccio di prove. Dalle parole pronunciate davanti alla commissione in questi giorni, viene fuori che Rosenstein consentì indagini su due personaggi di spicco dell’amministrazione Trump e della sua campagna elettorale senza fornire alla commissione indagatrice del Senato alcuna motivazione.

Ora però viene il bello!

Perché Flynn è così importante, al pari di Trump?

Perché come dice il senatore repubblicano Ted Cruz a Rosenstein: “Non le è venuto in mente che fosse strano ci fosse questo accanimento dell’FBI e del Department of Justice contro un generale a 3 stelle pluri-decorato che stava per diventare NSA General Advisor del presidente eletto?”

Accidenti, stava per salire ai vertici dell’NSA (National Security Agency, l’organismo del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America che, insieme alla CIA e all’FBI, si occupa della sicurezza nazionale)!

E perché mai avrebbe dato così fastidio se fosse salito a tale importante posizione manageriale?

Perché la precedente amministrazione, quella Obama, era furiosa con Flynn poiché a conoscenza dei fondi stanziati dalla Cia a favore dei terroristi di Al-Nusra e ISIS, collegati ad Al-Qaeda, per rovesciare il legittimo governo Siriano. Flynn era contrario e avrebbe informato l’opinione pubblica di tale collegamento.

Non è un caso se non si parla più di Isis e di guerra in Siria.

Quindi, Obama temeva Flynn per il caos Siria.

Ma non solo, Obama lavorava anche contro Papadopoulos per questione di gas, lui sosteneva quello iraniano mentre Papadopoulos lavorava per altri e intendeva collaborare con parte dei paesi arabi e con i Russi.

Con la fine delle sanzioni all’Iran, il regime teocratico, sostenuto da Obama, sperava di potersi sostituire alla Russia nella fornitura di Gas all’Europa. Allo stesso tempo, i Qatarioti ambivano ad arrivare in Europa transitando direttamente dal territorio siriano.

La guerra in Siria veniva soprannominata all’epoca “Energy war”: alla base di tutto ci sarebbero pipeline con lo scopo di portare gas naturali in Europa, la Qatar-Turkey Pipeline e la Islamic Pipeline, entrambe in territorio Siriano.

Questa cosa però non piaceva affatto a Putin, avrebbero indebolito i suoi affari in UE, da qui il suo appoggio ad Assad in ottica contenimento di un pericoloso concorrente e il suo successivo aiuto a Erdogan in sede di colpo di Stato:

grazie al quale ha riconquistato l’amicizia di Erdogan ed ottenuto condizioni di favore nel predominio delle forniture in Europa ottenendo passaggio suo gas sul South Stream:

Capite che intreccio? Direte voi: “Si ma cosa c’entra l’Italia”? C’entra, eccome se c’entra.

Link Campus di Roma, Michael Gaeta, servizi segreti italiani e politici con la delega ai servizi.

Secondo Papadopoulos, Obama si avvalse di Renzi per aggirare l’ostacolo delle rigide leggi americane anti Watergate, spiare Trump e allestire prove false su fatti inesistenti.

Ciò che sostiene Papadopoulos è che si mossero i servizi segreti italiani avvalendosi degli ignari fratelli Occhionero.

Il 10 gennaio 2017 leggiamo su Il Fatto Quotidiano il seguente titolo: “Cyberspionaggio. Spiavano Renzi, Draghi e Monti: due arresti a Roma. Sotto controllo la loggia massonica di Bisi”

Vanno in carcere Giulio Occhionero, ingegnere nucleare, e sua sorella Francesca Maria, imprenditori residenti a Londra. L’operazione viene condotta da forze dell’Ordine Italiane in collaborazione con la Cyber Division dell’Fbi. Il Giudice delle Inchieste Preliminari disse allora: “Altamente probabile lo spionaggio politico e militare”

Ed invece, guarda caso, tale operazione sembra facesse parte del complotto Demanti-Trump. Giulio Occhionero spiega di essere stato vittima di un’operazione che aveva lo scopo di usare i suoi server, situati in territorio Usa, per far rinvenire all’Fbi elementi di collusione tra la campagna di Trump e Mosca.

Capite che sono intervenuti Giudici e Forze dell’Ordine italiane assieme all’FBI e alla sua divisione Crimini Cibernetici?

Ora, il processo di cui sopra, ossia la prima parte del tutto, richiede ancora qualche mese, dovranno sentire 36 persone, prima che i nomi pesanti vengano eventualmente tirati in ballo. Di tal guisa, possiamo dire che dopo le elezioni di novembre, il processo subirà una impressionante accelerazione che potrebbe portare sconquassi anche in Italia, sia perché sarebbero interessati tutti i vertici del PD, sia perché l’attuale Premier Conte ben poco ha fatto per agevolare il lavoro di Barr e Durham.

In quegli anni, si sono succeduti due esecutivi in Italia: il governo Renzi e il governo Gentiloni, hanno forse avuto un ruolo in questa spystory? Hanno forse coinvolto i nostri servizi segreti italiani nella fabbricazione di questo Dossier?

Papadopoulos non ha dubbi, Renzi era perfettamente a conoscenza della truffa perpetrata ai danni di Trump e ha eseguito gli ordini di Obama: utilizzare i servizi italiani per accusare falsamente Trump bypassando la legge anti-Watergate.

Renzi incontra Obama ad ottobre 2016 (alla Casa Bianca) e a Milano nel maggio del 2017.

Quando Occhionero scrive al Congresso americano e allo stesso FBI accusa apertamente la polizia postale italiana e il CNAIPC di aver hackerato illegalmente i server americani della sua società, la Westlands Security.

Una simile complessa tecnica di hackeraggio da parte della polizia postale non poteva essere messa in atto senza la collaborazione del Governo in carica.

Se tutto questo dovesse essere dimostrato, e ripeto, potrà avvenire soltanto dopo l’elezione americana di novembre, sarebbe la conferma di un ruolo attivo e pericoloso per i rapporti Italia-Usa da parte delle agenzie di intelligence italiana e delle responsabilità dei Premier e Ministri degli Interni (che ha la delega ai servizi segreti) dei due suddetti governi.

A quel punto, sarebbe trascinati nel fango, alla stregua di un Filippo Argenti qualunque, l’intero PD.

E il partito M5S?

Anche M5S non può sentirsi affatto al sicuro. In primo luogo i pentastellati sono colpevoli di aver fatto la scelta filo-cinese sul 5G, quando in Italia è pieno di basi Usa e/o Nato, mettendo pertanto a rischio la sicurezza dell’intero occidente. In secondo luogo, essi sono responsabili dei danni materiali al sistema economico italiano ed americano per il presunto scandalo Covid-Cina. Nota agli americani da agosto 2019, probabilmente taciuta dall’allora capo dell’NSA Bolton (silurato da Trump a settembre) la pandemia cinese venne scoperta dagli Usa dopo il 10 settembre 2019 appena l’NSA passò sotto l’effettivo controllo di Trump.

Mi spiego.

Lo scorso agosto 2019 il virus Covid iniziò a diffondersi in Cina. I satelliti americani registrarono l’incremento del via-vai di macchine presso gli ospedali di Wuhan ma l’NSA (in mano ad un nemico giurato di Trump, Bolton) tacque al mondo il problema. Subodorato un imminente pericolo, grazie all’innata tendenza guerrafondaia di Bolton, a cui Trump è fortemente contrario, Potus silurò l’advisor scoprendo il problema.

Ad ottobre 2019, Di Maio si recò negli USA e sarà stato sicuramente avvisato dagli americani dell’imminente arrivo della pandemia, ma Luigi, che non comanda affatto né nel movimento (in mano a Grillo), né al ministero, oramai è talmente pro-Cina che se ne guarda bene dall’andare contro i suoi superiori e padroni, troppo giovane, inesperto, inadeguato e senza arte né parte, per agire con coraggio in difesa degli italiani. Così sicuramente tace su tutto.

Ma non è il solo a tacere. Tace Beppe Grillo quando esce con tanto di mascherina a dicembre dall’Ambasciata Cinese, tace a febbraio il Papa quando evita che una donna cinese gli baci la mano. Si sa, il virus alberga sulla saliva degli infetti.

E così, tra l’inettitudine di Di Maio, i silenzi di Beppe Grillo e l’irresponsabilità totale degli #abbracciauncinese, l’Italia finisce in prima fila sul banco degli imputati tra coloro che hanno creato danni ingenti agli Usa di Trump.

La colpa è sì dei cinesi, ma la corresponsabilità dei politici M5S e PD è davvero spaventosa e  per questo essi cadranno e finiranno nel dimenticatoio assieme a Conte, colui che si è lasciato commissariare da Bill Gates lasciando spazio a Colao, uomo della bancocrazia elitaria globalista anglo-americana.

Siamo messi molto male, l’economia arranca, i conti pubblici peggiorano ed in più abbiamo operato contro il nostro primo alleato da sempre: gli Usa.

 

Arrendersi è un’opzione che non possiamo contemplare!

Solo la vittoria di Trump a ottobre, la caduta di questo governo, la scomparsa di questi politici e dei loro partiti e l’adozione di politiche economiche trumpiane possono garantirci quel ritorno alla normalità che dal Golpe Montiano in poi ci è stata negata.

Oggi il governo appoggia la propria sopravvivenza sul programma PEPP della Bce senza il quale il nostro sistema bancario sarebbe già collassato (e l’Euro scomparso per sempre). Domani invece, staccandoci dall’Europa a trazione Franco-Tedesca, in assenza del salvagente Bce, potremo ricorrere allo strumento tecnico linee di swap, linee di pronti contro termine, che la FED ha già esteso a 14 Banche Centrali di paesi esteri a Marzo 2020. Con queste linee di credito sarà possibile abbandonare l’euro senza trauma alcuno.

Ora è possibile.

Chiaramente perché ciò accada dovremo pazientemente attendere la rielezione di Trump, gli sviluppi dell’Obamagate e spingere l’opposizione a formare una vera coscienza nazionale perché la Patria è una ed indivisibile.

Oggi possiamo sperare di assistere al nuovo Risorgimento Italiano, durante il quale l’Italia potrà ritrovare la propria unità nazionale.

Oggi è il tempo delle scelte. Ad maiora!

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Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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