Tutti pazzi per Draghi? Troppi enigmi inquietanti non hanno risposte

L’idea di mettere Mario Draghi al posto di Giuseppe Conte tra diventando il tormentone politico che fa da sottofondo a queste giornate di quarantena. Sono in tanti, anche del nostro mondo e perfino tra i sovranisti, che accarezzano questa ipotesi.

Il profilo dell’ex numero uno della Banca Centrale Europea sembra piacere, e non poco, agli elettori italiani. A dirlo è l’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto Swg per il telegiornale di La7 di Enrico Mentana. Alla domanda “lei condivide la proposta di formare, alla fine dell’emergenza, un governo guidato da Mario Draghi e sostenuto da tutte le formazioni politiche per affrontare la crisi economica provocata dall’epidemia?”, la risposta è “sì” per il 44% del campione e “no” per il 31%, che preferirebbe rimanesse in carica l’attuale governo. Il 25%, invece, non si esprime. Ma i sondaggi, si sa, sono “variabili”… a secondo delle circostanze.

Fanno molto più impressione le frasi scritte da un intellettuale controcorrente e di sicura fede sovranista come Paolo Becchi: «L’idea di Draghi è invece molto lucida: adeguata al momento tragico del paese che ha bisogno di “nuova IRI”. Ci sono diversi modi in cui un governo istituzionale di salvezza nazionale può ora fare deficit da tempo di guerra e controllare le banche e molti si sono chiesti come esattamente realizzare specialmente la prima cosa. Sicuramente però la persona più adatta, anzi al momento la sola per fare questa rivoluzione (perché sarebbe una rivoluzione), è Mario Draghi.»

Anche Berlusconi ci ha messo del suo: «La competenza e l’autorevolezza di Mario Draghi sarebbero utili per far ripartire l’Italia». Mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, non ha perso l’occasione per attaccare Giuseppe Conte proprio usando Draghi: «Mi si permetta di ringraziare il presidente Draghi per le sue parole. È caduto il mito del non fare debito. Draghi dice che si può fare debito ma non per assistenza. Benvenuto presidente Draghi. Ci serve l’aiuto di tutti e anche il suo», ha detto Salvini. Inutile dire che si è associato subito un Matteo Renzi sempre più alla ricerca di visibilità: «Mario Draghi ci indica la strada, quando dice che certo bisogna fare debito ma bisogna farlo per dare liquidità alle piccole e medie imprese perché rischiano di morire… noi ci siamo».

Sul fronte dei contrari rimane Fratelli d’Italia e si schiera anche Giulio Tremonti: «Il Mes è uno strumento con poche risorse e tanti vincoli, come ora sembra chiaro anche a chi lo sosteneva con convinta determinazione fino a ieri». Una frecciatina a Mario Draghi: «Possiamo fare una polemica con chi era austerista fino a ieri, addirittura chiedeva l’anticipo del pareggio di bilancio, e che ora di colpo è diventato debitista».

Ma i veri enigmi che bisogna affrontare su Mario Draghi partono proprio dall’articolo da lui scritto per il Financial Times. Questo articolo ha il grande merito di rompere i tabù contro “la spesa pubblica brutta e cattiva” e a favore del “pareggio di bilancio”, spiegando che in questo momento bisogna spendere il più possibile dando liquidità alle imprese e alle famiglie. Ma, questa è la prima questione, Draghi non precisa chi dovrebbe mettere in campo queste risorse. Il bilancio nazionale o quello europeo? Ovviamente un personaggio come l’ex-presidente della BCE sembra propendere per un intervento coordinato da Bruxelles, ipotesi che però si scontra con l’assoluta contrarietà della Germania e dei paesi del Nord.

Quindi qualcuno dovrebbe convincere i tedeschi a “mutualizzare” in qualche modo l’impegno economico che deriva dall’emergenza, cosa che si sono sempre rifiutati di fare. Ma non è certo Draghi la persona più indicata per convincere l’establishment di Berlino, che ha sempre avversato le spinte neo-keynesiane dell’ex presidente BCE. E, allora, a che servirebbe Super-Mario a capo del Governo?

Rimane – scartata l’illusione di creare gli “euro-bond” anche solo una tantum (come ha detto con chiarezza Ursula von der Leyen, facendo la ventriloqua della Merkel) ed evitata (si spera) la trappola del MES – l’unica strada rimane quelle di un’emissione straordinaria di debito pubblico italiano, con un aumento almeno del 20-25% del programma annuale di emissioni di titoli di Stato. Dato che ogni anno noi emettiamo circa 400 miliardi di titoli, stiamo parlando di 80-100 miliardi in più. Come sostenere questa spesa? L’unica soluzione immediatamente praticabile è quella di affidarsi al nuovo programma di acquisto titoli della BCE (varato dalla Lagarde dopo la sua famosa gaffe) che dovrebbe portare una nuova domanda di titoli italiani per circa 150 miliardi.

Ma dopo l’emergenza, con questo ulteriore debito pubblico, come può rientrare l’Italia nella gabbia dei vincoli di Bruxelles? A meno di cambiamenti nell’Unione Europea non immaginabili in questo momento, se l’Italia vuole uscire veramente dalla crisi e dalla depressione, la messa in discussione dei meccanismo dell’euro appare invitabile. E perché Draghi non parla di queste prospettive? Forse perché l’alternativa per rimanere a galla potrebbe essere quella di vendere buona parte del nostro patrimonio pubblico, compreso quello che rimane del sistema industriale, operazioni su cui Mario Draghi si è già esercitato – come tutti sappiamo – negli anni ’90. Insomma questi silenzi di Draghi sono molto preoccupanti.

Quindi, meglio, nettamente meglio, tenersi ancora per un poco il terribile Conte mitigandone la negatività con quella “cabina di regia” che le opposizioni hanno a fatica ottenuto. Dopo ci sono solo le elezioni. Nel frattempo Draghi faccia quello che sa fare, affianchi il Governo con una consulenza tecnica, in cui però, per servire realmente, dovrà parlare chiaro e non per enigmi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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