Una pesante patrimoniale a danno degli Italiani: ecco cosa c’è dietro il “Recovery Found”

È Olaf Scholz, ministro delle Finanze a Berlino, Spd, a parlare in modo chiaro in un’intervista alla radio pubblica Dlf: il Recovery fund, il Fondo Ue per la ripresa di cui ha parlato il Consiglio europeo del 26 aprile, potrà essere attuato soltanto a precise condizioni, che richiederanno tempi non brevissimi, ovvero il contrario di quanto sostiene il premier Giuseppe Conte. «Una cosa mi è assolutamente chiara», ha detto Scholz, «quello che sta accadendo non potrà andare avanti senza un’ulteriore integrazione europea. Farci carico di ulteriori compiti, senza avere prima sviluppato entrate e forme di finanziamento comuni, senza affrontare il dumping fiscale nell’Ue, senza fare in modo che ci siano dei compiti comuni da affrontare insieme, non potrà funzionare».

Vi è dunque sintonia tra il ministro delle Finanze e la cancelliera Angela Merkel, che, come ha ricostruito Federico Fubini sul Corriere della sera, durante il vertice Ue del 26 aprile, riferendosi al Recovery plan, aveva detto: «Se stiamo andando, come sembra che stiamo andando, verso la mobilitazione di una quantità di denaro senza precedenti per costruire la necessaria quantità di bilancio, allora dobbiamo avere coerenza nei sistemi di tassazione delle società e ci serve un sentiero di convergenza: non una quantità enorme di idee diverse su come usare i nostri sistemi fiscali».

Il riferimento di Scholz al «dumping fiscale nell’Ue» è chiaramente riferito all’Olanda, primo paradiso fiscale in Europa per le grandi imprese, mentre il riferimento della Merkel al «sentiero di convergenza dei sistemi di tassazione» parla chiaro all’Italia. Il nostro Paese, a giudizio dei tedeschi, ha un sistema fiscale che non contrasta a dovere l’evasione fiscale e non è abbastanza spietato nei confronti della ricchezza privata delle famiglie (9.900 miliardi), che è di gran lunga superiore al debito pubblico italiano (2.500 miliardi).

Tutto questo con buona pace di Giuseppe Conte che parla di tempi brevi per il Recovery fund e spera che questo aiuto venga concesso senza condizionalità.

Quindi si può stare certi che dal Recovery fund non arriverà neppure un euro entro l’anno per sostenere il sistema produttivo dell’Italia dopo il Covid-19. Risultato: l’Italia sarà costretta quanto prima a «fare da sola» per trovare le risorse necessarie per la ripresa. E la strada attesa dalla Germania è ben precisa: aumentare il prelievo fiscale con una patrimoniale che colpisca la maggiore ricchezza media delle famiglie italiane rispetto a quelle tedesche.

Come ha segnalato il 13 aprile ItaliaOggi, secondo un autorevole istituto tedesco di ricerche (Diw), il patrimonio medio (liquidi, risparmi, immobili) delle famiglie è in Germania pari a 60 mila euro, mentre in altri paesi Ue è di 100 mila euro, con Italia e Spagna che hanno più del doppio. È questo il tarlo che rode la politica tedesca: perché mai le nostre famiglie, che sono più povere, dovrebbero aiutare i ricchi italiani con i Recovery bond, ossia con debito comune?

Facendo proprio questo tema, una importante rivista tedesca di economia, Manager Magazine, con un articolo firmato da Daniel Stelter, rivela senza tanti giri di parole ciò che il governo federale di Berlino vuole da tempo, ma non osa ancora dire ad alta voce: l’Italia, con una pesantissima patrimoniale del 14% sulla ricchezza privata, che è pari a 9.900 miliardi (sommando conti correnti, risparmi e immobili), potrebbe ridurre il debito pubblico, pari a 2.500 miliardi, ben al di sotto dell’attuale 137% del pil (1.800 miliardi), scendendo fino al 60%: esattamente la quota in linea con Maastricht.

Quello che la politica di Berlino non vuole considerare è il danno prodotto sulla ricchezza italiana (pubblica e privata) all’introduzione dell’euro, che invece ha molto favorito l’economia tedesca. In realtà, come noi ben sappiamo, la ricchezza privata degli italiani è solo virtuale, molto legata ad un patrimonio immobiliare che in caso di una patrimoniale (ulteriore all’IMU) non ci metterebbe molto ad essere drasticamente svalutato, mettendo sul lastrico non solo i redditi più bassi ma tutto il ceto medio.

L’Italia, in questi ultimi trent’anni, da Maastricht in poi, è stata costretta ad appoggiarsi al proprio patrimonio perché ha dovuto dismettere buona parte del proprio apparato produttivo in nome delle regole economiche della moneta unica. Quindi dopo il danno la beffa: dopo che i tedeschi e francesi si sono mangiate le nostre imprese, adesso si vogliono mangiare quello che rimane del nostro risparmio.

La cosa più grave è che il Premier Conte e il Ministro Gualtieri fanno finta di non accendersi di tutto questo, continuando a perdere tempo ipotizzare scenari di “grande solidarietà” europea. Solo l’ex-ministro Graziono Delrio, nella sua ingenuità, ha osato parlare di patrimoniale per gli italiani, ma è stato subito zittito dalla maggioranza di governo.

Non sarà il Recovery Found – né tanto meno il MES o la SURE – a salvarci…

Pubblicità
Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi