Vincenzo Cuoco: sovranista e populista ante-litteram?

È lo stesso interrogativo che ci siamo posti per la figura dell’amico e sodale Francesco Lomonaco in un precedente articolo dedicato ai “precursori” del “sovranismo”. Nell’opera e nella personalità di Vincenzo Cuoco alcuni temi “sovranisti” sembrano affiorare con un maggior livello di consapevolezza e si saldano al tema del consenso popolare. Non a caso i suoi scritti influenzarono profondamente, segnandone il pensiero,  diversi intellettuali di Destra. Non solo gli eredi della Destra storica e liberale, come Benedetto Croce e Giuseppe Prezzolini, ma anche di quella Destra atipica, nazionale e popolare che contribuì a creare il clima culturale nel quale allignò successivamente il fascismo. Alludiamo allo scrittore meridionalista Pasquale Turiello, all’autore di “Rivolta Ideale” Alfredo Oriani, allo storico Gioacchino Volpe e, ultimo ma non ultimissimo, a Giovanni Gentile. Persino alcuni intellettuali di estrazione “reazionaria” e filo borbonica, come Giulio De Montemayor e Pier Filippo Gomez Omen, ne rivendicarono ascendenze ed influenze.

Cosa c’era di attrattivo e di peculiare nel pensiero e nell’opera di Vincenzo Cuoco da suscitare in queste latitudini culturali tanto interesse e una così fertile curiosità? Vi era innanzitutto la lezione di rigoroso realismo politico che aveva caratterizzato il “Saggio Storico sulla rivoluzione di Napoli” che appariva loro come il più concreto contrasto ad ogni utopismo ed idealismo astratto tanto più per il fatto di scaturire dalla lezione del fallimento giacobino e cosmopolita della rivoluzione partenopea del 1799.

A ciò si aggiunga la nozione dei “due popoli” il cui insanato contrasto aveva causato il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria napoletana: con un “popolo”, quello dei “lazzaroni”, che difendeva il Re e la Corona, dall’altra parte, quello delle élite intellettuali e borghesi che, impregnate di astrattismo rivoluzionario ed ideologico, non seppero saldare in un blocco sociale i “due popoli” ed animarono quella che Cuoco definiva una “rivoluzione passiva”, cioè una rivoluzione senza il consenso delle masse. Ebbene Turiello, Oriani, Volpe e lo stesso Gentile attribuivano a Cuoco l’intuizione precoce e “profetica” della necessità di “nazionalizzare” le masse. Il Gentile – autore della riforma della scuola del 1924- rinveniva nell’opera di Cuoco inoltre una vera a propria “pedagogia nazionale”.

Vincenzo Cuoco nacque nel 1770 a Civitacampomarano (Campobasso) da una famiglia della borghesia molisana. A Napoli per gli studi, si avvicinerà all’illuminista Francesco Maria Pagano e prenderà a frequentare quella cerchia di intellettuali di formazione giacobina che sarà protagonista della stagione rivoluzionaria partenopea nel 1799. Sfugge alla cattura borbonica e ripara in Francia dove si unirà alla Legione italica con la quale Napoleone invade l’Italia e proclama la Repubblica Cisalpina. Qui inizia a frequentare gli altri esuli napoletani come Francesco Lomonaco, Flaminio Massa e Francesco Saverio Salfi. Nel 1801 dà alle stampe “Il Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli” cui seguono negli anni successivi altre opere importanti come “Platone in Italia” e “Lettere a Vincenzio Russo”.

Egli sale diversi gradini dell’alta burocrazia bonapartista sino a far parte della Commissione che scrisse il Codice Civile e ad essere ricevuto dall’Imperatore a Parigi nel 1808. Questo lavoro di cospicue riforme amministrative non fu del tutto smantellato dal successivo regime post-Congresso di Vienna contribuendo a modernizzare la struttura statuale e socio-economica della Lombardia “austriaca”, cioè quella di un assolutismo illuminato di derivazione napoleonica. Rientra a Napoli nel 1809 ed è incaricato di redigere un progetto di legge sulla riforma dell’Istruzione; inoltre diviene relatore nel Consiglio di Stato.

Diviene stretto collaboratore e consigliere di Gioacchino Murat sino a seguirlo nel velleitario tentativo di conquistare l’Italia e liberarla dai regni e ducati legittimisti. Nel 1815 Murat gli conferisce il titolo di barone. Con il rientro dei Borboni, viene epurato dai prestigiosi incarichi che ricopriva nel regime murattiano ; lo sconforto e la delusione che ne derivarono lo portano alla pazzia cui seguì la morte per cancrena alla gamba nel 1823. Anche nella personalità di Cuoco, come in quella di Lomonaco, il contrasto stridente tra la radice giacobina ed illuminista della sua formazione intellettuale e la profonda aspirazione a promuovere l’indipendenza, l’unità e l’identità italiana non trovò una sintesi ed una riconciliazione efficace e risarcitoria delle tante delusioni provate.

Un bilancio sintetico ed esaustivo dell’opera del molisano è quello dello storico Gioacchino Volpe: “Egli parte dal concetto del legame organico, che esiste tra tutte le attività sociali di un popolo; della necessità che le sue leggi, le sue istituzioni rampollino, per essere vitali, dall’intimo di quel popolo e dalla sua natura e condizioni. […]Era un energico richiamo a far da sé, perché solo chi fa da sé fa veramente; un richiamo a elaborar la materia greggia esistente nel paese, a costruir vestiti sulla misura degli uomini che aveva sottomano, non su modelli venuti da Parigi. Non aspettarsi tutto dai Francesi. Così, con modi blandi, ma di sicura efficacia, il Cuoco combatteva la più energica battaglia per la indipendenza nazionale.”

Come dire, usando termini oggi assai vituperati, “populismo” e “sovranismo” coniugati nel segno di un “primato italiano” che nulla ha da invidiare alle altre nazioni e stati europei che nel passato, come nel presente contemporaneo di Cuoco, si erano dimostrate sempre pronte ad invadere, dividere e colonizzare la penisola.

UNA  BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE PER CHI NE VOLESSE APPROFONDIRE LA CONOSCENZA:

Vincenzo Cuoco, Saggio Storico sulla rivoluzione di Napoli, Edizione critica a cura di A. De Francesco, Piero Lacaita Editore, Manduria 1998.

  1. Biscardi, A. De Francesco a cura di, Vincenzo Cuoco nella cultura di due secoli, Editori Laterza, Bari 2002.

Giovanni Gentile, Vincenzo Cuoco. Studi e appunti., Sansoni, Firenze 1964.

Antonino De Francesco, Vincenzo Cuoco. Una vita politica, Laterza, Bari 1997.

Pubblicità
Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi