Virgilio primo poeta dell’unita’d’Italia mo

E’ la definizione che ne ha dato il poeta ed anglista Roberto Mussapi in un editoriale dell’ Avvenire del 2011. Ciò renderebbe ovviamente plausibile l’appartenenza del poeta mantovano alla galleria di personaggi che abbiamo considerato “precursori del sovranismo”.

La tesi di Mussapi è che Virgilio abbia anticipato e in qualche modo vaticinato l’Idea di Italia. << “L’Eneide” è la storia della nascita di una nazione che dopo Virgilio attenderà secoli e secoli per essere riconosciuta tale, e il testimone di Virgilio passa a Dante, Leopardi, Foscolo, Alfieri, poeti e martiri dell’Italia libera e unita.>>

Le due opere virgiliane in cui si possono rinvenire motivi ed argomenti a sostegno della tesi di Mussapi sono “Le Georgiche” ed ovviamente “l’Eneide”. Nelle “Georgiche”  la Laus Italiae, più esplicitamente ed organicamente, ne evidenzia ed esplicita le ragioni. Virgilio in questo componimento, bellissimo ed immaginifico, per contrasto, enuncia le qualità comuni ai territori della penisola. L’Italia è terra dal clima mite, dalla terra fertile, dalla vegetazione rigogliosa, cui non mancano approdi marini, specchi lacustri e solchi fluviali. Tutto ciò favorisce la convivenza di popoli forti, guidati da eroi indomiti, pregni della sapienza dei propri artisti, poeti ed uomini di cultura. Si affaccia in questa descrizione elogiativa delle bellezze e delle virtù dell’Italia il concetto di Autàrkeia, cioè della possibilità di essere “autosufficiente” rispetto alle altre province romane.

Questa idea dell’Italia viene fuori dopo la serrata critica all’Oriente coi suoi aridi deserti, il freddo rigore dei suoi monti, e dopo l’altrettanto negativa rappresentazione dell’Africa, terra di leoni, di caldo torrido ed insopportabile. Dice Francesco Bruni:<< Nelle “Georgiche” si contiene un elogio dell’Italia che esprime il senso, i caratteri del paese, e ne schizza la fisionomia. Come l’io non esisterebbe senza un tu, come cioè l’individuo percepisce sé stesso in chiave differenziale dal suo prossimo, così la collettività percepisce contemporaneamente sé stessa e l’altro da sé, per via di una comparazione fondata tanto sulla somiglianza che sul contrasto.>> La Laus Italiae si conclude con un saluto all’Italia, terra di Saturno, figura mitica e fondativa dell’Italia originaria, “fertile di frutti e di uomini”.

Questa idea non nasce nel pensiero e nel vaticinio poetico di Virgilio improvvisamente, ex nihilo. C’è un retroterra politico e culturale che la fa maturare.

Plinio il Vecchio, nella sua “Storia naturale” descrive un’Italia geografica che va dalle Alpi ai mari che la circondano, vi ritrova ben 11 regioni, secondo la descrizione che, per Plinio, ne fece lo stesso Augusto e i cui nomi l’imperatore usò per denominare le legioni romane: Lazio e Campania, Apulia e Calabria, Lucania e Bruzio, Sannio, Piceno, Umbria, Etruria, Emilia, Liguria, Venezia e Istria. Non ne fanno parte Sicilia e Sardegna, perché  i Romani, la cui mentalità era fortemente legata alla terraferma, operavano una ,marcata distinzione tra la penisola e le terre che erano oltre l’acqua.

Augusto, alla vigilia della battaglia di Anzio, chiamò a raccolta i suoi alleati ( socii) e si espresse nelle Res gestae Divi Augusti con queste inequivocabili parole che segnano un privilegio ed una preferenza dell’Italia rispetto alle altre province:<<Tutta l’Italia giurò spontaneamente fedeltà a me e chiese me come comandante della guerra in cui poi vinsi presso Anzio; giurarono parimenti fedeltà le province delle Gallie, delle Spagne, di Africa, di Sicilia e di Sardegna.>>

La numismatica ha per certi versi confermato e dato riscontro documentale a questa alleanza tra Roma e l’Italia. Una moneta dell’82 a.C. ritrae l’Italia con il simbolo di una cornucopia in una mano e  Roma armata di giavellotto che le si para di rimpetto.

“L’Eneide”, nei termini di una esemplare narrazione a metà strada tra storia, leggenda e mito, riprende l’idea d’Italia della Laus. Le vicende del principe troiano sembrano riguardare esclusivamente il rapporto tra reduci troiani e latini, quasi l’origine di Roma fosse l’esito di questa serrata dialettica. Nel suo discorso finale  Giunone, che ha visto sconfitti da Enea i latini, suoi protetti,  allarga lo sguardo ritenendo che la potenza di Roma non potrà non fondarsi sul valore dell’Italia. Dice Francesco Bruni:<< Come si vede la profezia stringe insieme Roma, il Lazio e l’Italia, e disegna lo spessore di un destino che giunge all’età di Augusto e si proietta ben oltre il presente di Virgilio ed Augusto>> forse fino preparare i tempi in cui Roma diverrà capitale della cristianità, in linea con  la ricostruzione dantesca del sesto canto de “Il Paradiso”

Riprendendo l’articolo di Roberto Mussapi.<< Virgilio non è solo un grande poeta, ma un supremo attore, che mette in scena un mutamento epocale. Lo capì Dante che lo elesse a guida. Dante il drammaturgo, il regista.>>

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Qelsi Quotidiano

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