Al peggio non c’è mai fine: dopo l’Azzolina, con Bianchi, ancora danni alla scuola italiana.

Già nel corso di altri articoli pubblicati da Qelsi su quanto previsto nel PNRR per la scuola avevamo messo in guardia che con Bianchi vi era la probabilità che si cadesse dalla padella nella brace; con quanto previsto nel nuovo decreto “Sostegni bis” sulla scuola e, specificatamente sul reclutamento dei docenti, adesso ne abbiamo la conferma conclamata.

Sono state stabilite le modalità e le procedure riguardanti i nuovi concorsi per l’accesso alla professione di docente, con valore retroattivo, peraltro, anche sui concorsi già banditi.

Il concorso ordinario, cioè quello a cui tutti i laureati con 24 CFA (crediti che accerterebbero competenze pedagogiche) potranno partecipare, consisterà in una prova scritta (sic) composta da quesiti a risposta multipla e una prova orale.

Prima obiezione: il concorso, che potrà svolgere anche chi non ha nemmeno un’ora di insegnamento, accerterà l’idoneità, le conoscenze, le competenze del futuro docente attraverso un “quiz” a risposta multipla? Alla faccia di tutti i proclami sessantottini (Bianchi appartiene alla generazione dei sessantottini) contro la cultura nozionistica e a favore della cultura critica! Come si ripristinerebbe la meritocrazia e garantirebbe la qualità professionale dei neoassunti con queste prove selettive, Ministro Brunetta?

Il concorso straordinario, invece, sarebbe riservato a quei docenti precari che abbiano all’attivo almeno tre anni di insegnamento con contratto a tempo determinato (i cosìdetti “precari”). I candidati di questo concorso devono svolgere una prova con “quesiti a risposta aperta” (una delle prove del così detto “quizzone” che riguardava l’Esame di Stato sino a due anni orsono) e la prova orale. Superato il concorso, i docenti dovranno effettuare un’anno di formazione e saranno obbligati a frequentare corsi a pagamento del costo di 3.000/4.000 euro cadauno.

Seconda obiezione: per i docenti che hanno già tre anni di insegnamento alle spalle si prevede un corso di formazione a pagamento, non previsto per un ipotetico docente appena laureato che supererebbe il concorso ordinario? Come dire “mazziati e cornuti”: non solo il servizio di tre anni non sarebbe considerato come una sorta di formazione sul campo, ma la formazione obbligatoria che i “precari” dovranno svolgere sarà a pagamento, a spese loro.

Dietro questa storia dei corsi a pagamento, se è vero che “a pensar male ci si azzecca”, si fiuta l’affare per i sindacati che gestiscono vari enti di formazione ed università telematiche. Non a caso i sindacati non hanno mosso un dito per obiettare e protestare contro questa penalizzazione economica di un ceto (i docenti precari) che certamente non nuotano nell’oro. Ma c’è di più. Il Ministro Bianchi viene da Nomisma (il famoso centro studi bolognese fondato da Prodi ed Andreatta costellazione di varie agenzie ed enti formativi) e dall’essere stato assessore alla formazione professionale in Emilia-Romagna. Non gli mancheranno certamente i contatti e le relazioni con il variegato mondo degli enti di formazione appartenenti alla rete delle coop rosse o bianche.

E non è solo l’aspetto economico dell’affare che ci preoccupa. Ben più grave è l’aspetto pedagogico e culturale. Da quel mondo, Nomisma, cooperative bianco-rosse, che tipo di formazione potrà venire se non quella improntata alla “pedagogia costruttivista” che tanti danni sta producendo alla scuola italiana? Come verranno “formati” i futuri insegnanti se non alla deleteria “didattica delle competenze” che ha del tutto soppiantato la “didattica delle conoscenze”? Gli stessi quiz, “a risposta multipla” o “a risposta aperta” che siano, esigeranno questo tipo di formazione nell’insegnante candidato al concorso.

Per converso, nel decreto “Sostegni bis” nulla viene emendato rispetto a quanto il Ministro Fedeli, prima, e l’Azzolina, poi, avevano assurdamente stabilito  in riferimento al numero limitato di classi di concorso cui i docenti avrebbero potuto partecipare. Proviamo a spiegarci meglio con un esempio concreto: un laureato in lingue e letterature straniere (Inglese e Francese), con i vecchi concorsi, in base al titolo di studio, poteva partecipare al concorso di Lingua Inglese e al concorso di Lingua Francese, per la scuola media di primo grado, nonché al concorso di Lingua e Cultura Inglese e di Lingua e Cultura Francese per la scuola media di secondo grado, quattro concorsi in tutto.

Adesso deve scegliere una sola classe di concorso per la scuola media (Inglese o Francese) ed una sola classe di concorso per le superiori (Lingua e Cultura Inglese o Lingua e Cultura Francese): massimo due concorsi. Viene leso un diritto sacrosanto: quello a partecipare a tutti i concorsi per i quali l’Università e gli studi effettuati preparano e, in un certo senso, abilitano. E nella limitazione dei partecipanti ne soffrirà anche la qualità dei docenti selezionati. Cosa mai accaduta nella storia della scuola italiana.

E mentre si pensa a come introdurre queste “novità” dall’alto risvolto negativo, nulla ancora si è fatto per consentire il rientro in frequenza degli studenti a scuola, pur avendo saputo dalle discutibili prove INVALSI che il tasso di rendimento, con la didattica a distanza, si è ridotto di almeno il 20-30%, pur avendo il rapporto della Fondazione “Italiani in Salute” denunciato l’abnorme incremento di sindromi depressive e psichiatriche nei minori soggetti a isolamento e privati della relazione scolastica in presenza, pur avendo altre statistiche dimostrato l’aumento sensibile del consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope nei minori ( e non solo in verità) durante le chiusure ad intermittenza e con una disorientante e confusionaria frequenza scolastica a spezzoni.

Le classi pollaio continueranno ad esserci, e l’anno scolastico, non formalmente, ma di fatto, inizierà (se inizierà) non prima di metà ottobre.

Che dire: al peggio non c’è mai fine. Questa sorta di pozzo di S. Patrizio, nel quale è caduto il sistema scolastico italiano, sembra senza fondo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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