Il PD si suicida con Letta, il Sovranismo è più vivo che mai

Premessa: Enrico Letta è una persona a modo, educata, rispettosa e seria. Quindi nulla da dire sulla sua persona e bene ha fatto Giorgia Meloni a usare nei suoi confronti parole serene e pacate.

Detto questo, la scelta politica del PD di eleggerlo Segretario lascia veramente allibiti, perché dimostra quanto questo partito non stia capendo nulla di ciò che accade attorno a sé.

Non solo lui, per il vero: anche tutti i commentatori politici, in buona o cattiva fede, hanno fatto delle analisi lunari sulla perdurante crisi del PD. La maggior parte hanno puntato il dito contro le solite “correnti” che avrebbero martoriato il povero Zingaretti, pochi si sono ricordati che il presidente della Regione Lazio non ne ha imbroccata una, ritrovandosi sempre a rimorchio delle scelte di Renzi o di Mattarella. Altri hanno ricordato l’“amalgama riuscito male” di cui parlava Massimo D’Alema quando è nato il partito veltroniano “a vocazione maggioritaria”.

Nessuno è sembrato rendersi conto che la crisi del PD si inquadra nella crisi complessiva delle sinistre europee, almeno di quelle classiche. In Francia il Partito socialista è quasi scomparso di fronte al centrismo radicale di Macron, in Gran Bretagna il Partito Laburista non si è mai più ripreso dal disastro massimalista di Jeremy Corbyn, in Germania non saranno i socialdemocratici, ma semmai i verdi e i sovranisti, a trarre vantaggio dalle fine del ciclo Merkel, in Spagna i socialisti governano sempre più a fatica, mentre le socialdemocrazie rimangono forti solo in Scandinavia. Anzi, per certi versi il PD – proprio grazie alle sue correnti che mettono insieme liberal, post-democristiani e post-comunisti – ha dimostrato un grado di “resilienza” (parola di moda) superiore a quella di molti altri partiti cugini europei.

Questa crisi deriva da una lettura totalmente astratta dei processi della globalizzazione e del funzionamento dell’Unione Europea, una visione che impedisce alle sinistre del Continente di comprendere, anche lontanamente, le istanze sovraniste e i motivi per cui hanno avuto – e continuano ad avere – tanto successo nel mondo. Il problema è semplice quanto totalmente eluso: le dinamiche della globalizzazione e l’impianto ordo-liberista della UE favoriscono in modo automatico e devastante i grandi operatori economici e le grandi centrali finanziarie a danno dei ceti popolari e del ceto medio. E questa tendenza esponenziale non può essere arginata se non riconsegnando sovranità economica e democratica agli Stati nazionali.

Ecco perché è impossibile coniugare politiche di equità sociale con scelte europeiste e globali di libero scambio e di immigrazione facile, il mix che è l’illusione dei democrat nostrani. Non basta difendere “i diritti delle minoranze” di genere, di religione e di etnia, perché le minoranze tali restano di fronte alla grande maggioranza del popolo che precipita nella povertà. Così la maggioranza della gente finisce per dare il proprio consenso ai partiti che, nel bene e nel male, interpretano istanze sovraniste e identitarie. L’unica scappatoia che hanno i progressisti per sfuggire parzialmente da questa morsa socio-politica è cercare di costruire un “populismo di sinistra” in salsa egualitaria e ambientalista (come hanno fatto i 5 Stelle nei loro momenti migliori) o in forma tecnologico-modernista (come ha provato a fare Renzi nella sua breve parabola).

Di fronte a tutto ciò, cosa fa il PD? Richiama dall’esilio parigino questo pallido professore della politica, noto per la sua mancanza di decisionismo e di carisma, totalmente privo di accenti demagogici e populisti, ottusamente europeista e teorizzatore dell’evoluzione liberal dei progressisti. E cosa dice questo signore nel suo discorso di insediamento? Non trova niente di meglio che riesumare, in piena emergenza Covid e in pieno disastro sociale ed economico,  lo “ius soli” come bandiera identitaria della sinistra. Proprio uno che ha capito dove si trova e quale sono le emergenze democratiche del popolo italiano… Un ottimo modo per rilanciare le battaglie anti-immigrazioniste dei sovranisti, creando nuovi problemi al già traballante governo Draghi. Un ottimo modo per suicidarsi.

Insomma, nonostante tutti le divisioni e gli errori organizzativi, nonostante il passo falso di Salvini nell’appoggiare il Governo Draghi, il centro-destra è ancora più vicino a vincere le prossime elezioni politiche. Con l’unica accortezza di capire che quello che sta succedendo in Europa e nel Mondo non è una smentita ma un’ulteriore riconferma delle tesi sovraniste.

L’Unione Europea con il clamoroso fallimento della sua campagna vaccinale ha confermato, ancora di più che con i suoi fallimenti economici, di essere una sovrastruttura inutile e pericolosa per i popoli europei. La presidenza Biden, dal conto suo, sta riconfermando tutte le scelte di fondo di Donald Trump, dallo scontro con la Cina, agli investimenti sui vaccini anti-Covid, fino alla difesa prioritaria degli interessi degli americani nella lotta alla pandemia e alla crisi economica, con l’unica variante “democratica” di aver ripreso i bombardamenti in Medio-oriente. La Gran Bretagna, dopo la Brexit, ha surclassato Bruxelles nella lotta al Covid, mentre lo Sputnik, il vaccino di Putin, sembra essere quello più efficace, sempre alla faccia degli euro-burocrati. Persino Draghi per dare qualche segnale di esistenza deve fare scelte sovraniste, come criticare l’inconsistenza di Ursula von der Leyen, bloccare l’esportazione di vaccino in Australia, cercare di produrre il vaccino nelle industrie italiane e, persino, auto-criticarsi per l’uso eccessivo di termini inglesi nei discorsi ufficiali.

Infine, ed è la cosa più importante, la pandemia ha dimostrato ancora una volta – e forse in maniera definitiva – che le politiche economiche basate sul liberismo non sono sostenibili, dal punto di vista sociale, dal punto di vista della crescita economica, e dal punto di vista identitario e popolare.

Avevano dichiarato la morte del Sovranismo, ma il Sovranismo è più forte che mai. L’importante è saperlo interpretare nel modo giusto, senza avventure, ma anche senza la solita paura di essere noi stessi.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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