Il problema della sovranita’ energetica nell’Agip e nell’Eni di Enrico Mattei (Parte seconda)

Enrico Mattei divenne commissario straordinario dell’Agip, con tutti i poteri e le funzioni che spettavano agli organi di governo dell’Ente il 28 aprile 1945. A nominarlo commissario fu il Comitato di Liberazione Nazionale dell’alta Italia (CLNAI) presieduto da Cesare Merzagora, su suggerimento di Mario Ferrari Aggradi. Tra i compiti assegnati a Mattei vi era quello di porre l’azienda in liquidazione e per questo il manager marchigiano, che aveva aspettative di tutt’altro tenore, non era tanto contento dell’ incarico ricevuto, considerato tutt’altro che prestigioso. Il 15 maggio del 1945, il Ministro delle Finanze Soleri, con una lettera gli ingiungeva di annullare ogni programma di nuove ricerche di giacimenti, di sospendere quelli in via di espletamento e di alienare tutto il materiale risultante dalla chiusura e dalla vendita dei cantieri.

Dall’altro canto i tecnici dell’Agip, Carlo Zanmatti in testa, inviarono a Mattei una lunga e dettagliata relazione dalla quale si evincevano i positivi esiti delle ultime ricerche nella zona di Cortemaggiore e in Val Padana. Ciò servì ad alimentare le perplessità del commissario straordinario che rallentò i procedimenti tendenti alla liquidazione iniziando ad operare con le procedure più insignificanti. Quando vide che un ammasso di attrezzature obsolete, inutilizzabili e sorpassate vennero valutate all’esoso prezzo di 250 milioni di vecchie lire, ebbe la conferma che qualcosa non quadrava nella situazione e iniziò la sua battaglia per impedire la liquidazione dell’Agip, anzi per rilanciarla e portarla al centro del progetto di rinascita economica della Nazione. In ciò ebbe come alleati Giovanni Gronchi, il futuro Presidente della Repubblica, Alcide De Gasperi, il presidente del Consiglio ed Ezio Vanoni, futuro Ministro delle Finanze.

In pochi anni (1945 -1953) Enrico Mattei non solo impedì la soppressione dell’Agip, ma riorganizzandone la struttura, potenziandone le tecnostrutture, condividendo con esse la “missione” di contribuire al rilancio economico d’Italia, riuscì ad ottenere risultati inimmaginabili nel 1945. A fronte di 119 pozzi di metano (nel solo Polesine) che producevano 18.063 mc di gas, nel 1945, nel 1953 ve ne erano 138  che producevano 261.738 mc di carburante gassoso. (Fonte Daniele Pozzi)

Il sistema di trasporto di metano per condotte nel 1948 non superava i 257 km con diametro medio dei tubi di 96 mm. Nel 1952 passò a 2064 km con condotte di diametro medio di 197,5 mm. Si passò da 20 milioni di mc a 1,2 miliardi di metri cubi di metano trasportati per servire città come Milano, Pavia, Novara,Varese, Bergamo, Lecco, Cremona, Brescia, Modena, Bologna, Vicenza. Mantova, Verona, Torino, Parma, Reggio Emilia. Le grandi utenze industriali che risultavano allacciate ammontavano a 1141 per oltre il 90% del gas prodotto.

Si sono riportati i dati concernenti l’estrazione del metano perché è proprio il preveggente sfruttamento di questo gas-carburante che fece di Mattei un imprenditore pubblico di grande intuito e di grande successo, se si considera l’importanza che il metano ha assunto nel mercato degli idrocarburi tra anni ’80 ed oggigiorno. Egli riuscì, in quegli anni immediatamente successivi alla conclusione del conflitto mondiale, a fornire alla risorgente industria italiana del Nord energia a costi contenuti emancipandola dalla dipendenza dal petrolio delle “sette sorelle” e dal carbone anglo-tedesco.

Afferma Manlio Mangini:‹‹ Egli concepì, e realizzò con incredibile rapidità , la costruzione di una rete di metanodotti nella pianura del Po, capace di approvvigionare di metano i forni industriali della più grosse imprese lombarde.››

La capacità estrattiva e produttiva di metano dell’Agip era ben superiore alla capacità di assorbimento del mercato interno e per questo Mattei andava pensando ad uno strumento integrato di impresa pubblica che raccogliesse in una sorta di costellazione aziendale (oggi si definirebbe cluster), ruotante intorno all’asse dell’Agip, tutta la domanda di energia della società italiana offrendola a prezzi inferiori a quelli del mercato internazionale e in qualche modo liberando l’Italia dalla dipendenza energetica dalle grandi compagnie internazionali. Era l’Eni; quella sorta di “demanio statale” utile alla “produzione e alla distribuzione di energia governativa” che aveva immaginato Francesco Saverio Nitti.

L’Eni fu istituita con la legge n. 136 del 10 febbraio 1953 a seguito di un lungo iter e di un acceso scontro politico che provocò non poche pause d’arresto e accelerazioni improvvise. Anche in questo caso Mattei dové guarnirsi di potenti appoggi politici e partitici: i soliti Gronchi e Vanoni, lo stesso De Gasperi che aveva molto apprezzato l’impegno di Mattei nelle elezioni del18 aprile 1948. Gli avversari più ostici, che paventavano si stesse realizzando una sorta di “nazionalizzazione” dell’industria mineraria italiana, furono Luigi Sturzo e il senatore liberale Pasquale Jannaccone. La legge passò con il voto favorevole dei parlamentari democristiani, l’astensione delle sinistre ed il voto contrario del M.S.I., in quegli anni “condizionato” dalla linea politica “liberista”, “moderata” e filoamericana di Augusto De Marsanich e di Arturo Michelini.

L’Eni servì a riservare l’esclusiva delle esplorazioni in Pianura Padana all’Agip, a limitare l’influenza e l’accaparramento di concessioni da parte delle “sette sorelle” in Italia (Sicilia in modo particolare), ad internazionalizzare le aziende che ne facevano parte, infine a concretizzare una sorta di “concentrazione verticale ed orizzontale” delle imprese che lavoravano nel campo energetico coprendo l’intero percorso che va dal così detto upstream al così detto downstream, cioè dalla captazione di idrocarburi alla commercializzazione e alla trasformazione tramite le raffinerie e l’industria petrolchimica. Sicché in questa “costellazione” di imprese si addensavano aziende come la Snam, la Saipem, il Nuovo Pignone, l’Agip ricerche e l’Agip Mineraria, l’Agip Nucleare, l’Anic, la Snamprogetti, la Tescon (settore tessile-abbigliamento), la Sofid che raccoglieva fondi per le necessità finanziarie del gruppo.

Con questa sorta di agile e potente “fregata” imprenditoriale egli poté abilmente navigare nel “mare tempestoso” del mercato internazionale  di idrocarburi, tessendo una fitta rete di relazioni con i paesi del Mediterraneo e facendo saltare gli equilibri con i quali le grandi compagnie anglo-americane (che egli definì “sette sorelle”) avevano accumulato profitti e potere economico immenso sino ad allora. Si arrivò a parlare di una “politica estera parallela” imbastita da Enrico Mattei e che spesso “tracimava” oltre le marcate sponde dell’ atlantismo tout court.

Egli aveva anche compreso che prima o poi si sarebbero esauriti i giacimenti di combustibili fossili o che, comunque, le condizioni di mercato avrebbe potuto renderne più difficile la reperibilità e per questo aveva fondato l’ “Agip nucleare” che nel 1958 avviò la costruzione della centrale di Latina per la produzione di 200 Mw di potenza, scegliendo una tecnologia all’avanguardia per l’epoca: quella britannica con reattore ad uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato a gas.

Per dare l’idea di cosa fosse diventata l’Eni sotto la direzione di Mattei è bene conoscere questi dati: nel 1953 la produzione e raffinazione di greggio dell’Eni in Italia e all’estero è pari a poche centinaia di tonnellate annue, nel 1958 raggiunge le 2.400 tonnellate, nel 1962, l’anno della sua tragica morte, 4.700 ton/anno. Nello stesso anno, in Eni lavoravano 200 dirigenti,1600 ingegneri, 2000 chimici e fisici, 2.200 dottori commercialisti, 3000 geometri e periti tecnici, 300 geologi, una “tecnostruttura” complessa ed integrata fatta di alte competenze, molte delle quali formate presso la Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi di S. Donato Milanese che aveva fortemente voluto per formare in proprio il personale e la classe dirigente dell’Eni.

Secondo Gaetano Sateriale ‹‹ Mattei si è inventato qualcosa che in Italia ancora non abbiamo, cioè la politica energetica.›› A questo importante riconoscimento Nico Perrone, uno dei biografi più attenti e informati di Mattei, aggiunge: ‹‹Un italiano, Mattei, che nel dopoguerra aveva preso a cuore l’affermazione economica del suo paese e con essa l’affermazione dell’identità italiana ch’era stata gravemente compromessa dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale e dal prevalere degli interessi dei vincitori, i quali, nel campo petrolifero e delle materie prime, avrebbero voluto tenere il nostro paese  in una lunga condizione di sudditanza: come accade di norma agli sconfitti.›› (Segue)

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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