La scuola ai tempi di Draghi ( Ultima parte)

Prosegue il nostro esame dei punti chiave del “Rapporto Bianchi” sulle necessità del sistema educativo italiano. Il punto “5” si occupa dell’edilizia scolastica, non tanto nei termini dei necessari ed urgenti interventi tesi a mettere in sicurezza una parte cospicua degli edifici scolastici italiani, quanto nel senso di “rivoluzionare” gli spazi didattici col proposito -dice il neoministro Bianchi- di “uscire fuori dalle gabbie del Novecento”, cioè di “superare l’immagine di un’aula come spazio chiuso ed obbligato per approdare verso architetture più flessibili e tali da rispondere a bisogni educativi che possono mutare nel tempo”.

Tali propositi originano dalla convinzione che l’organizzazione degli spazi didattici in aule, destinate ad ospitare le classi,  sia il riflesso dell’organizzazione capitalista del lavoro e della visione tayloriana della divisione del lavoro e della segmentazione delle competenze, per cui non più aule ma open spaces (così chiamano gli spazi aperti), realizzati a forma di hall alberghiere, niente più laboratori ma atelier di apprendimento. E’ quella stessa visione da cui sono venute fuori le sedie a rotelle. Essa scaturisce da una filosofia tutta protesa a sganciare il pensiero dalla realtà concreta e materiale, a disancorare lo sforzo intellettuale dal corpo e dall’ambiente concreto in cui si vive e si apprende e di conseguenza a proiettare l’elaborazione culturale in un orizzonte “ecumenico” e globalista che necessita dell’eliminazione dei “confini”, tanto quelli tra nazioni e comunità più larghe quanto quelli tra aule, classi ed indirizzi scolastici. Questa filosofia trova il suo massimo esponente nel sociologo canadese Derrick De Kerckhove. Il modello scolastico in cui questo programma sarebbe giunto ad un grado più avanzato è quello finlandese, nel quale sono stati aboliti libri ed aule e, a distanza di dieci anni dall’esordio della sperimentazione, i risultati e gli esiti didattici secondo l’Ocse, nell’ultimo triennio, sono calati fortemente con una curva che scenderebbe in picchiata.

Invece molto ci sarebbe da fare dal punto di vista degli adeguamenti antisismici e agli standard di sicurezza utili ad assicurare una frequenza che possa salvaguardare la salute di operatori scolastici e studenti, anche mediante la costruzione di palestre e spazi da dedicare allo sport, all’attività fisica, al teatro e alla musica, attività molto utili per contrastare la deriva “digitalista” dell’apprendimento.  Questi, tra l’altro, sono i temi sbrigativamente e superficialmente trattati nel punto “6”, eludendone le proposte di risoluzione.

Secondo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 6,4 miliardi di euro sarebbero destinati al risanamento strutturale, al cablaggio e all’efficientamento energetico degli edifici scolastici e 0,82 miliardi alla costruzione di nuovi edifici. Secondo lo studio del Centro Studi “Rosario Livatino” tali stanziamenti sembrano insufficienti ‹‹per realizzare gli obiettivi dichiarati, in quanto in Italia vi sono più di 50.000 edifici ad uso scolastico e molti di questi presentano un grave stato di degrado, o si trovano in zone a rischio sismico, e avrebbero bisogno di interventi di consolidamento››.

Infine, nel punto “7”, si affronta la tematica della formazione del corpo docenti reclamando “un forte investimento nella formazione e nel reclutamento del personale della scuola”. Tale problema tira in ballo la necessità che già i percorsi universitari, meglio di quanto accada con il sistema dei CFU, debbano prevedere rigorosi momenti formativi per i laureandi che intendono intraprendere la professione dell’insegnamento, curandone, in maniera più qualificata e meno approssimativa, la dimensione pisco-pedagogica e quella digitale se si intende far utilizzare ai docenti, sia pure a livello integrativo, le nuove tecnologie digitali con competenza.

Per quel che attiene alla formazione in itinere, cioè durante lo svolgimento della professione, si deve passare dalla logica dell’adempimento (attendere ad un semplice obbligo formale) a quella della qualità retribuita e gratificata dell’insegnamento “aggiornato”. Il meglio sarebbe l’anno sabbatico, al termine del quale il docente sosterrebbe una prova finalizzata ad incrementarne i livelli retributivi e gli avanzamenti di carriera. In quest’anno sabbatico, come accade in Francia, i migliori di questi docenti sarebbero impiegati, senza ulteriori oneri per lo Stato, a comporre le commissioni di concorso per i nuovi docenti da reclutare. Il reclutamento, inoltre, non deve dipendere (come del resto è avvenuto sin dagli albori della scuola italiana) da prove preselettive fatte a “quiz” manco fossimo a “Rischiatutto”. Sempre secondo l’analisi puntuale, documentata ed argomentata del Centro Studi “R. Livatino” ‹‹Risulta fumosa anche la previsione delle “azioni di tutoraggio e di formazione dei docenti”, posto che non si comprende come queste in concreto dovrebbero avvenire››.

Complessivamente la bozza di PNRR prevede uno stanziamento di 28.5 miliardi che, per lo stato di degrado estremo cui è giunto il sistema educativo italiano, appaiono palesemente insufficienti. Il “Rapporto Bianchi” si conclude con il seguente auspicio: ‹‹L’idea che attraversa il testo (del rapporto n.d.r.) è quella di passare “dall’andare a scuola al fare scuola”. Nella consapevolezza che da questo dipenderà, senza retorica, il futuro del Paese››. Il rischio di “fare retorica” invece che “fare scuola” si è evidenziato coi primi provvedimenti del nuovo governo sulla scuola: l’Esame di Stato riproposto nella forma e nella modalità stile “Azzolina” dell’anno passato e, dopo che il Premier ha annunciato e strombazzato in tutte le direzioni, la necessità di  un prolungamento dell’anno scolastico almeno sino al 30 giugno al fine di recuperare il “tempo perduto”, la retromarcia, in puro stile “contiano” di delegare alle regioni le modifiche e le integrazioni del calendario scolastico. Del resto proprio il Ministro Bianchi, riferendosi al Ministro Azzolina, suo predecessore, di recente ha sostenuto:‹‹Il suo lavoro è stato massiccio e importante:ripartirò da lì››.

Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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