Shock energetico in arrivo? Nuove prospettive per il nucleare pulito

Notizie delle ultime settimane riferiscono che ci attendono nuovi consistenti rincari della bolletta energetica, si parlerebbe addirittura di un 40% in più per i prossimi mesi per l’energia elettrica che, per l’intero 2021, fa il 68% di incremento dei costi al consumatore. Alla base ci sarebbe sì l’aumento della domanda con la ripresa della produzione industriale e dei consumi ma anche l’aumento del costo (voluto dall’Europa) di CO2 emessa dalle aziende non usando energia sostenibile; costo che viene pagato in quote di emissioni al sistema europeo ETS. In Europa si era concordato che questi costi dovessero essere rialzati in maniera molto graduale e tale da evitare strappi traumatici per le economie, invece dai 33 euro a tonnellata di CO2 del gennaio scorso si è passati, nell’arco di sei mesi, a 63 euro. Ciò avverrebbe solo in Europa che contribuisce all’emissione di CO2 sul pianeta nella ridotta misura dell’8% mentre niente di tutto ciò si verifica in Cina, Asia e persino negli Stati Uniti. Da qui è nata la sortita del Ministro Cingolani di riconsiderare l’utilità del nucleare.

Si aggiunga poi la crisi che sta attanagliando la produzione siderurgica, priva dell’apporto di Taranto per le note vicende, e che sta determinando il fermo della produzione in alcune aziende che hanno bisogno di acciaio, tanto che il Ministro Giorgetti ha chiesto alla Commissione europea la sospensione delle quote per l’importazione di acciaio, quella stessa Commissione che invece qualche mese fa’ aveva proposto di estendere le quote per tre anni. La ripresa, se ci sarà, rischia di essere vanificata da questi fattori.

Tornando allo shock energetico che si profila all’orizzonte, l’Europa avrebbe pensato a costituire una centrale acquisti europea (nella forma di un consorzio) che provvederebbe all’approvvigionamento a costo teoricamente minore dell’energia necessaria ai paesi dell’Unione. Sostiene il giornalista specialista Gianclaudio Torlizzi: ‹‹Pensare infatti di creare una sorta di consorzio comunitario per gli acquisti di beni energetici come elettricità e gas naturale in mercati molto regionalizzati che seguono logiche diverse Paese per Paese, rischia di essere velleitario. Forse un processo di centralizzazione avrebbe più senso se la Ue facesse valere il suo peso negoziale in frangenti specifici come per esempio per le forniture di gas nei confronti della Russia […]›› In questo campo specifico si opporrebbe la Germania che con il gasdotto North Stream 2 ha il canale di fornitura diretta dalla Russia.

Il piano Ue per la centrale acquisti dell’energia potrebbe invece essere ancora più penalizzante per l’Italia sottraendole quote di sovranità energetica, già di per sé molto limitata e precaria. Infatti l’Italia, per compensare i suoi squilibri energetici, sarebbe spinta a dipendere ancora in misura maggiore dal nucleare “ai confini”, cioè dalle forniture delle centrali nucleari al di là delle Alpi. Questa eventualità non dispiacerebbe affatto a quella Francia che più di una volta ha tentato la scalata, o se vogliamo, la campagna acquisti, della nostra migliore industria elettromeccanica avanzata.

A Cingolani ha replicato il nuovo leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, in controtendenza, tra l’altro, rispetto alla “stesura del tappeto rosso” che Grillo fece al neoministro per la Transizione ecologica. Le ragioni del “no” di Conte consiste nella volontà europea che sarebbe – a suo dire –  nettamente contraria a rimettere mano al nucleare e nel costo eccessivo di tale produzione energetica. Conte vorrebbe puntare tutto sulle famose “energie alternative” (solare ed eolico). Il saggista Franco Battaglia, nella recente riedizione suo saggio L’illusione dell’Energia dal Sole, sostiene che l’orario di massimo assorbimento di energia elettrica si verifica intorno alle 19.00 di sera allorché non c’è sole e la potenza del vento tende a calare nettamente. In assenza di nuove e performanti tecnologie di accumulo dell’energia prodotta in orari diurni, si rischierebbero frequenti black out se non si fosse coperti dalle fonti convenzionali, nucleare incluso, come dimostra il caso della Francia.

Certo Franco Battaglia sosteneva le ragioni del nucleare anche quando si era ben lontani dal parlare di “nucleare pulito” e quando gravi incidenti, da Rhode Island a Chernobyl, convinsero parecchi paesi europei ad abbandonare la produzione di questo tipo di energia e a fermare le centrali dismettendole, come fece proprio l’Italia sotto la spinta del referendum. Oggi però le cose sono cambiate. L’Eni, nel perseguire il suo programma di graduale abbandono del carbonfossile, ha avviato diversi progetti di sperimentazione e di ricerca facendo leva sul “nucleare a fusione” che non sfrutta una materia prima radioattiva ma l’idrogeno, anzi l’isotopo di idrogeno. Oltre ad un progetto di ricerca con il MIT (Massachussettes Institute of Technology) ha stipulato a gennaio 2020 un accordo con l’Enea per mettere insieme le rispettive competenze e conoscenze e costituire a Frascati un “grande polo scientifico-tecnologico sulla fusione nucleare, ripartendo dal modello “Tomakak” avviato proprio dall’Enea agli inizi degli anni’80.

I primi risultati si sono già ottenuti e rendono piuttosto concreta e credibile la prospettiva di un “nucleare pulito” che vada a sostituire gradualmente e stabilmente le fonti carbonfossili di energia. L’Eni ha infatti annunciato che il primo test di un supermagnete in grado di contenere e gestire la fusione nucleare di deuterio e trizio (due isotopi dell’idrogeno) ha dato esito positivo. Entro il 2025 si conta di realizzare il primo reattore sperimentale e nel prossimo decennio produrre energia per la rete. Le ricadute sul Pil sarebbero dell’ordine di 2 miliardi di euro. Sostiene Claudio Antonelli, un altro giornalista specialista: ‹‹Il passo in avanti annunciato ieri (l’8 settembre 2021 n.d.r.) ha però avuto un forte impatto politico perché può essere finalmente il calcio di avvio di un nuovo percorso praticabile solo con la caduta del tabù nucleare.››

Claudio De Scalzi, Ad di Eni, ha commentato così la notizia: ‹‹La fusione a confinamento magnetico occupa un ruolo centrale nella ricerca tecnologica finalizzata al percorso di decarbonizzazione in quanto potrà consentire all’umanità di disporre di energia prodotta in modo sicuro, pulito e virtualmente inesauribile e senza alcuna emissione di gas serra, cambiando per sempre il paradigma della generazione di energia […] contribuirà a una svolta epocale nella direzione del progresso umano e della qualità della vita.››

All’avanguardia su questa strada c’è l’Eni che ha certamente cambiato, almeno dall’epoca del 1992 e della privatizzazione con la quotazione in borsa, la sua mission ma che ha conservato nei decenni quello che Giuseppe De Rita definisce l’imprinting del suo fondatore Enrico Mattei: mirare ad assicurare alla Nazione autonomia energetica (che non significa necessariamente autarchica autosufficienza) e quindi a riconquistare parte di quella sovranità economica e produttiva perduta.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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