Studenti manganellati: la repressione assume toni violenti nel silenzio dei media

Alcuni giorni fa lo studente Lorenzo Parrelli è caduto vittima di un “incidente sul lavoro” mentre svolgeva attività di “alternanza scuola – lavoro” in una fabbrica di Udine. Se consideriamo le parole, le espressioni dispiaciute e indignate, financo le proteste e le manifestazioni di media e sindacati ( abbiamo assistito anche a qualche intervento dell’attuale Capo dello Stato) che -legittimamente intendiamoci- si producono ogni volta che si verifica una “morte bianca” sul lavoro, fa specie che in questo caso, ancor più grave perché a morire è stato un giovane minorenne impegnato in un’attività in fabbrica considerata “formativa”, non si sia sollevata la medesima indignazione e non si siano ascoltate le medesime “geremiadi” del coro del “politicamente corretto”.

Ma è successo qualcosa di più grave e sulla quale il circolo mediatico-cultural-sindacale ha taciuto o si è limitato a qualche dichiarazione rituale e dal tono sostanzialmente soft. Sabato 29 gennaio, in tutta Italia, sono scesi in piazza a protestare gli studenti per denunciare il fatto che spesso le attività di “alternanza scuola -lavoro” diventano una forma surrettizia di “lavoro in nero” perché gli studenti che vi sono impegnati, senza ricevere alcun compenso, sono impiegati in attività strutturate che nell’azienda dovrebbero essere svolte da operai ed impiegati ordinari e regolarmente assunti. Insomma gli studenti in ASL (l’acronimo di “alternanza scuola -lavoro”) diventano “supplenti” di lavoratori in organico o che dovrebbero essere assunti.

Non è molto frequente che gli studenti scendano in piazza per una rivendicazione sacrosanta come questa, per esprimere solidarietà alla famiglia di un loro collega morto sul lavoro. Si tenga presente che, tra l’altro, ai fini giuridici e della legge sulla sicurezza nei posti di lavoro, uno studente, a scuola, è equiparato ad un “lavoratore” e il preside ad un “datore di lavoro”.

Che fa l’ordine costituito di fronte a questa sacrosanta rivendicazione e protesta? La reprime a botta di manganellate sferrate dalla polizia, su indicazione del locale Comitato per l’ordine e la sicurezza, secondo le dichiarazioni rese a La Verità, dal questore di Torino Vincenzo Ciarambino.

Secondo Pino Iaria dei Cobas – Scuola, gli studenti si erano avvicinati pacificamente al cordone delle forze dell’ordine per chiedere di poter passare e sono partite le cariche della polizia. Una ragazza è svenuta per un trauma alla testa, si è assistito ad un continuo e frequente andirivieni di autoambulanze  verso il pronto soccorso degli ospedali più vicini e numerosi studenti sono stati medicati sul posto.

Vi ricordate Genova? Della Scuola media “Diaz”? Se vogliamo, dato lo scarso potenziale di “pericolosità” di queste manifestazioni e dato il clima, tutto sommato sereno e nemmeno minimamente paragonabile a quello di Genova che faceva da sfondo, questi fatti sono ancora più gravi. Un’ennesima prova, se ce ne fosse ancora bisogno, della inadeguatezza del Ministro Lamorgese a svolgere quel ruolo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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